.la ricetta della felicità

Guardavo questo video molto interessante che prova a ribaltare una teoria che è alla base del nostro sistema economico e commerciale. Più le persone possono scegliere e più sono felici e appagate. Quindi la scelta è una ricetta per la felicità. E’ davvero così? La scelta è libertà o spesso si trasforma in ansia e difficoltà? Troppi cambiamenti e troppe varianti spingono ad un aumento dei consumi o alla fine diventano un freno? Un bel dibattito. Prima di prendere una posizione fate un pensiero al successo dell’ Iphone. Escludendo che sia il primo caso riuscito di comunismo reale, avremmo pensato possibile un tale successo per un oggetto che in fondo è drammaticamente uguale per tutti? Buona visione e un augurio per la settimana: sentire meno l’ansia come uomini di marketing e di comunicazione di inventare qualcosa da vendere, a meno che non serva davvero.

.il post del venerdì gioca con la creatività

Un fumettista per un piccolo pezzo di complicità e esclusività.
L’immagine qui a fianco è la scansione dell’interno del piumino di una nostra collega (stiamo parlando di dicembre, lo so, ma la creatività non ha stagionalità).

Due designer per l’architettura di spazi concettuali dedicati all’incontro di marche e persone (e che spazi indimenticabili!).

Un viaggiatore per raccontare una moto (e non solo). Lo trovate qui.

Un “graffitaro” per rappresentare il “connecting people” di Nokia.

Un regista per raccontare una bella storia.

Insomma, organizzare la creatività oggi è una bella sfida, ma anche una grande opportunità. Il nostro “generatore” di habitat è nato per questo: dare delle regole strategiche chiare, per poi far accomodare le marche sulla sedia del regista e lasciare che si divertano a organizzare con semplicità il loro personalissimo habitat.
Buon weekend creativo 😉

.l'habitat: una casa da vivere

Meglio dei pigiama party all’Ikea!
Uno di noi ha appena traslocato (quindi tra i nostri “temi e interessi” c’è l’arredamento) ed ecco che spunta una vera casa vissuta dove andare a bere una coca cola, cenare con amici e fare un corso di cucina e, nel caso, portare a casa la libreria che ci piace tanto.
Insomma, un bel caso di comunicazione del fare, che trasforma il dialogo con la marca in un bel momento di banale vita di casa.
Finisco dicendo che di digitale c’è solo il mezzo con cui si prende appuntamento (già perchè il divano di casa forse vogliamo toccarlo, non vederlo girare in una – se pur bella – presentazione digitale!).
Insomma, davvero un bel caso, di marketing e di vita! Tra un po’ veniamo a trovarvi! 😉

.il marketing del cambiamento

Abbiamo finito il nostro lavoro di quest’anno con l’Università Bocconi.
Bellissimo.
Un bel po’ di ragazzi, una marca da lanciare senza killer application o reason why fantasmagoriche, in un mercato non certo deserto nel mezzo delle mode e del bere.
Abbiamo lavorato ai brand habitat e un gruppo ci ha dato una lezione.
Se una marca vuole parlare a noi (il target) in questo mercato (e io aggiungo forse anche in altri) ha un habitat solo da portare in vita: il “cambiamento”.
Quindi? Una marca camaleontica che ogni giorno cambia qualcosa di sè? Nel fisico o nella comunicazione? Per rincorrerli o per precederli? E come la mettiamo con le mode? Esiste una marca così veloce da star dietro davvero al cambiamento?
Certamente una bella sfida al marketing e alla sua capacità di intercettare gli insight veri di una generazione in movimento.
Io questa sfida strategica e creativa vorrei davvero coglierla!
Chissà cosa riusciremo ad essere venerdì prossimo 🙂

.scegli: meglio essere famosi o ricchi?

Continuiamo con gli esperimenti. Oggi planning e strategia.
Le istruzioni: prima guardate il video e poi…domande in libertà, vale tutto!

I colori: sono buoni o cattivi?
Cosa vuol dire ‘mastered’? E ‘urban proof’?
Perchè ‘urban’? Le jeep non erano per i cowboys?
Non si vede il guidatore: perchè non c’è o perchè è un videogioco?
Chi è il target dello spot? E della macchina?
Si chiama Qashqai perchè casca per terra?
Adesso quando me lo fanno fare dal vivo?
E’ davvero così muscolare questa macchina?
E’ l’agilità quello che mi sta offrendo?
Ma la chiamano ‘cross-over’ perchè se dici SUV sembra troppo grande?
E’ grande come un SUV? Quanti sono i SUV?
E’ piaciuto anche a Sony?
Macchine tutte uguali, quindi strategia dell’entertainment?

Stop. Esperimento finito.
Non importa cosa avete risposto: impariamo a fare domande perchè in fondo alle domande non arrivano risposte, ma sicuramente arriva una strategia! 😉

.la fine del modello top down

Istruzioni per la visione di questo post pre-weekend: i consumatori sono come le uova, la comunicazione assomiglia all’olio.
Buona visione e buon appetito 🙂

"no more boring data"

Ieri sera sono stato ad una conferenza dove si inneggiava alla necessità di inserire la statistica e gli statistici nel nostro menù quotidiano di lavoro. Tutto giusto. Eppure abbastanza terrificante (dovevate vederle le facce dei presenti!).
E allora, quale dovrebbe essere il ruolo dello “statistico”? Certo che se il povero “statistico” farà (solo) il suo lavoro, verosimilmente produrrà una quantità di dati e tabelle che nessuno avrà mai voglia di leggere davvero o di ricordare, figuriamoci di usare!
A meno che sia uno “insightful” così:

.andiamo avanti con i numeri: frequency o refresh?

Si chiamano Francesca e Tommasino. La prima è figlia di un telefono a parete, il secondo è uno che ha finito il credito da due settimane e nessuno gli fa una ricarica. Al di là della bravura di Leonardo Neri Marcorè, l’esperienza di frequenza a cui ci sottopongono ha qualcosa di ostile.
Domanda: qual è la cosa più eccitante delle nostre home page? Di ogni home page di ognuno di noi? Semplice: che continuano a cambiare! Che raccontano una storia, che seguono la nostra vita e ci invitano a seguire la loro. Questo ci ha cambiato nel profondo, forse anche neurologicamente. E’ iniziata l’era del refresh e quella della frequecy e dei suoi numeri è sempre più traballante.
Insomma, Francesca (ormai avrai 20 anni!) fai una ricarica a Tommasino e raccontateci delle storie, cambiate parole, rimanendo sempre uguali come nelle migliori soap opera.
Le persone stanno aspettando che qualcuno gli parli così.

.numeri, ricerche e lotterie

I numeri. Stasera se ne indovini 6 vinci un supermontepremi di superenalotto, ma i numeri nel marketing di oggi hanno un senso tutto nuovo. Ha ancora senso coprire 15 milioni di consumatori per 7,5 volte in media per vendere 2.000 automobili? Forse è più competitivo non farle tutte grigie e portarle dove sono i futuri guidatori.
Non ha più senso trattare gli individui come un corpo unico chiamato target, ma piuttosto istigarne l’individualità con relazioni personali che diventino reazioni e sentimenti collettivi. Si, secondo me la rappresentatività statistica è in forte agonia: se non esistono più i target come si fa a fare ricerca partendo dall’idea di riprodurre in piccolo qualcosa che non esiste più? Allora, abituiamoci a fare domande più personali e a guardare i numeri con occhi diversi. E così, miracolo, forse riusciremo a ricostruire un target e a raggiungere i numeri di massa di cui il marketing ha bisogno.
A proposito, voi stasera che numeri giocate?

.engagement means fidanzamento

La vita degli uomini di marketing è sempre più difficile.
Non esiste più l’immagine? forse no. Almeno non come si pensava fino a ieri, come modello acritico di adesione ad un modello. Siamo nell’era dell’engagement, dove non c’è locale o internazionale, non c’è digitale o tradizionale, ma l’importante è fare scelte che costruiscano relazioni. Non sto parlando delle relazioni tra un biscotto e un target, ma di relazioni tra persone e i loro interessi, che dopo – e solo dopo! – possono incontrare le marche.
Perchè dovremmo obbedire a un frollino se neppure Kate (è notizia di questi giorni) giurerà obbedienza alla marca William? A proposito, auguri ragazzi.