.funzionalità vs azione

Veri progetti. Alcuni anche a lungo termine. Ma quello che conta è che sono solo parzialmente progetti di comunicazione. Questo sembra essere (il presente) e il futuro della comunicazione.
Non più comunicazioni funzionali. Ma azioni concrete che dimostrano quanto una marca può essere la migliore perchè innamorata di quello che fa e delle persone per cui lo fa. E solo allora il messaggio diventa funzionale.
Certo, alla base di ciascuna iniziativa c’è anche un concetto strategico forte e ispirante, capace di esprimere contemporaneamente la visione della marca e i desideri delle persone.
Troppa filosofia, passiamo agli esempi.

Sharpie incontra un artista, ne segue il lavoro, lascia che le sue idee parlino per il migliore dei pennarelli in circolazione (il migliore!).

CocaCola. In occasione delle Olimpiadi 2012 decide di realizzare un documentario. Il tema: il suono dello sport. E diventa un progetto visionario, un po’ folle, ma interessante in pieno spirito CocaCola…e il resto è musica, sorriso, festa, felicità. Ovviamente.

http://www.fubiz.net/2012/02/23/coca-cola-beat-2012/

L’Oréal scrittura una tra le donne più belle del mondo…come dice lei in un’intervista “con le gambe a lunghezza variabile”. Eh sì…senza gambe. E lei ci spiega la sua visione di “perchè io valgo”. Decisamente tutta un’altra cosa rispetto a sentirlo dire da tante altre belle e brave attrici! Un progetto emotivo, reale, di marca responsabile. Speriamo.

.la ricetta della felicità

Guardavo questo video molto interessante che prova a ribaltare una teoria che è alla base del nostro sistema economico e commerciale. Più le persone possono scegliere e più sono felici e appagate. Quindi la scelta è una ricetta per la felicità. E’ davvero così? La scelta è libertà o spesso si trasforma in ansia e difficoltà? Troppi cambiamenti e troppe varianti spingono ad un aumento dei consumi o alla fine diventano un freno? Un bel dibattito. Prima di prendere una posizione fate un pensiero al successo dell’ Iphone. Escludendo che sia il primo caso riuscito di comunismo reale, avremmo pensato possibile un tale successo per un oggetto che in fondo è drammaticamente uguale per tutti? Buona visione e un augurio per la settimana: sentire meno l’ansia come uomini di marketing e di comunicazione di inventare qualcosa da vendere, a meno che non serva davvero.

.oggi: apre il primo brand habitat lab! (ospite Alfa Romeo)

E’ da un po’ che lo diciamo…ci piacerebbe aprire di più l’agenzia, ricevere persone, idee, scambiare opinioni, e perchè no, sperimentare nuovi modi di lavorare, diversi da quelli più classici.

Ne abbiamo parlato spesso nei mesi passati: il mondo sta cambiando in tutte le sue sfaccettature. Le persone, l’ecologia, i viaggi, il lavoro, i prodotti, la rete, e persino la politica: tutto cambia. Ma la comunicazione non ha ancora trovato una sua via al cambiamento.

Non pensiamo che l’ingrediente segreto sia più “fai un video e caricalo”, come è sembrato per un po’ di tempo. Ma sicuramente è necessaria una nuova capacità di organizzazione delle libertà creative a disposizione. E non solo perchè sono a disposizione, ma perchè anche “la pubblicità” ha bisogno di cose nuove!

E allora oggi vogliamo dare inizio a un bell’esperimento di comunicazione diversa (per noi e per chi deciderà di partecipare al lab). Diversa: sicuramente nel modo di lavorarla, speriamo anche nelle idee che ne usciranno!

Il lab è un vero laboratorio aperto di strategia e di comunicazione, che partirà con la selezione di otto persone tra studenti, giovani professionisti, amanti della comunicazione, amici, designer, artisti, sperimentatori di qualunque arte grafica o sociale, e aprirà una serie di 8 serate di lavoro.
In mezzo al lab ci sarà Alfa Romeo, che ha capito il valore sperimentale e innovativo di quest’idea e si è prestata a essere oggetto di questo lavoro.

Per ora il lab è un’iniziativa che parla di comunicazione aperta e di Dotbetter. Per noi è però anche un inizio di un modo di lavorare diverso, che dopo questo primo esperimento, ci piacerebbe far diventare nuovo standard di lavoro.
Adesso cerchiamo talenti e non vediamo l’ora di cominciare! 😉
Per saperne di più: www.dotbetter.com

Buon anno :-)

E’ iniziato il 2012! E’ tempo di buoni propositi che non siano i soliti “quest’anno imparo l’inglese” oppure “mi iscrivo in palestra”.  E’ tempo di buoni propositi diversi dagli anni scorsi, perché sembra che quest’anno l’Italia sia cambiata in pochi mesi più di quanto non abbia fatto in molti anni. E’ cambiato il governo, siamo tutti interessati alla finanza e allo spread, il dibattito politico televisivo ha abbassato il volume e a parte qualche sfogo di aggressività stiamo ascoltando dibattiti quasi eleganti tra persone che fino a ieri vivevano di insulti.Il cinepanettone ha dimezzato gli ascolti e gli spettatori dopo anni di indiscusso successo, i TG sembrano più intelligenti e persino le protagoniste di scandali dell’altro ieri hanno messo su famiglia.Non vorrei essere troppo ottimista o troppo superficiale, ma sembra che stia cambiando di colpo il tono di voce dell’Italia. Perfino il sito del governo usa una nuova sottile ironia al posto delle storielle da caserma a cui eravamo abituati.Poi all’improvviso un break pubblicitario mi riporta indietro come in un dibattito vecchio, a insegnarmi che ho bisogno quella marca per esistere e a chiedermi di credere che le camomille non siano tutte uguali. E’ tempo di buoni propositi per chi fa il nostro mestiere! Buon 2012 alla comunicazione: chissà che possa davvero essere il suo anno.

.colazione da gossip

Se io fossi il direttore marketing di Plasmon, spendessi un sacco di soldi per le mie oasi, pulite, perfette e senza pesticidi, sarei nervoso a vedere le mamme dare ai bambini altri biscotti, merendine, patatine e porcherie. Basta. E’ ora di reagire e di spiegare la verità. Proviamoci.

“Mamme, ve lo confesso, anche a noi della Plasmon piacciono i Pan di stelle. Vi dico di più: io e i miei figli li mangiamo quasi tutte le mattine. Sì, i miei figli quelli un po’ più grandicelli.
Ai piccoli, quelli piccoli davvero, che hanno ancora bisogno di attenzioni da cucciolo, preferiamo dare i nostri Plasmon perché sappiamo che dentro non c’è nulla di tutto quello che a noi grandi può anche non fare male, ma per loro potrebbe essere dannoso. Ah, qualche volta li mangiamo anche noi. Perché sono buoni e poi, ogni tanto, è bello ritornare bambini. Un abbraccio. Plasmon”.

Forse, con un testo così, gli altri non si sarebbero arrabbiati così tanto.

(Ma non è che si sono messi d’accordo ed è tutta una montatura perché sanno che ci piace il gossip? ☺ Quando entra in scena Kellogg’s? Intanto noi abbiamo tutto il weekend per spettegolare! Via!)

.stress da auto

Dopo anni into the wild, barba lunga e vita con la natura, un uomo torna nel mondo: dopo lupi e cerbiatti solo un’auto da ottantamila euro poteva svegliarlo di colpo dal suo torpore sociale. Una giovane coppia angosciata dall’idea di fare un bambino, compra un monovolume familiare perché tutto il resto può aspettare, ma l’auto è meglio sceglierla subito da vecchi, insieme alla cabina armadio. Siamo piccoli geni, abbiamo un alto quoziente d’intelligenza, ma quando cresciamo e ci lasciamo guidare dalla nostra vera natura, vogliamo un suv bianco, per poterlo finalmente lavare con il fango in un autolavaggio in centro. Non riusciamo a scappare dalla nostra storia, abbiamo paura di percorrere strade già tracciate e l’angoscia di scoprire nuovi sentieri.
Forse perché dopo aver imparato tutte le regole per non deludere le speranze degli altri, abbiamo davvero solo bisogno di dimenticarle.
(L’ultima non è stata una domenica senz’auto. Sarà per quello che stavo meglio domenica scorsa?)

.unhate, unpost!

Benetton. Ne hanno parlato tutti. Ne parliamo anche noi. Ma stavolta, per la prima volta, lo facciamo a due voci: le due generazioni di dotbetter la pensano in modo un po’ diverso, quindi ci mettiamo a confronto. Voi da che parte state? 😉

I giovani:
Intanto, capo, non minacciare il pubblico. Non vale fare domande faziose per cercare consensi! 😉
Esco dal giudizio mi piace o meno, successo o insuccesso: è impossibile non vederla, quindi l’obiettivo di Benetton è raggiunto. Ma soprattutto è quasi impossibile non sentire la necessità di farsi un’idea, per quanto neutra o impegnata essa sia, quindi riconosco la extra-ordinarietà del tema.
E questo è il punto: essere fuori dagli schemi più classici non è né fastidioso (né, a dir la verità, particolarmente interessante). E questo credo che possa essere vero per me, e forse per tutta una generazione più giovane, per la quale i miti sono altri, il potere costituito è più costituito che potere (o meglio è potere perchè è costituito), e la trasgressione non è più trasgressiva.
Solo un ultimo (drammatico) punto: settimana scorsa sono stata in un negozio Benetton, e oggi sono costretta a chiedermi…ma tutta questa trasgressione, questa voglia di rompere le convenzioni, questa esplosione di amore nel mondo…perchè l’hanno nascosta tra il bianco, il nero, il grigio e il classico?

Gli esperti:
Mah…potrei metterla sul ridere…tra il papa e gli altri…oppure tentare analisi di alto profilo…ma su tutte, quello che mi viene addosso è soprattutto un senso di già visto e di fuori dal tempo…e tutto, maglioncini compresi, rischia di diventare un po’ eighties…che per me va anche bene…ma loro?