Buon anno :-)

E’ iniziato il 2012! E’ tempo di buoni propositi che non siano i soliti “quest’anno imparo l’inglese” oppure “mi iscrivo in palestra”.  E’ tempo di buoni propositi diversi dagli anni scorsi, perché sembra che quest’anno l’Italia sia cambiata in pochi mesi più di quanto non abbia fatto in molti anni. E’ cambiato il governo, siamo tutti interessati alla finanza e allo spread, il dibattito politico televisivo ha abbassato il volume e a parte qualche sfogo di aggressività stiamo ascoltando dibattiti quasi eleganti tra persone che fino a ieri vivevano di insulti.Il cinepanettone ha dimezzato gli ascolti e gli spettatori dopo anni di indiscusso successo, i TG sembrano più intelligenti e persino le protagoniste di scandali dell’altro ieri hanno messo su famiglia.Non vorrei essere troppo ottimista o troppo superficiale, ma sembra che stia cambiando di colpo il tono di voce dell’Italia. Perfino il sito del governo usa una nuova sottile ironia al posto delle storielle da caserma a cui eravamo abituati.Poi all’improvviso un break pubblicitario mi riporta indietro come in un dibattito vecchio, a insegnarmi che ho bisogno quella marca per esistere e a chiedermi di credere che le camomille non siano tutte uguali. E’ tempo di buoni propositi per chi fa il nostro mestiere! Buon 2012 alla comunicazione: chissà che possa davvero essere il suo anno.

.colazione da gossip

Se io fossi il direttore marketing di Plasmon, spendessi un sacco di soldi per le mie oasi, pulite, perfette e senza pesticidi, sarei nervoso a vedere le mamme dare ai bambini altri biscotti, merendine, patatine e porcherie. Basta. E’ ora di reagire e di spiegare la verità. Proviamoci.

“Mamme, ve lo confesso, anche a noi della Plasmon piacciono i Pan di stelle. Vi dico di più: io e i miei figli li mangiamo quasi tutte le mattine. Sì, i miei figli quelli un po’ più grandicelli.
Ai piccoli, quelli piccoli davvero, che hanno ancora bisogno di attenzioni da cucciolo, preferiamo dare i nostri Plasmon perché sappiamo che dentro non c’è nulla di tutto quello che a noi grandi può anche non fare male, ma per loro potrebbe essere dannoso. Ah, qualche volta li mangiamo anche noi. Perché sono buoni e poi, ogni tanto, è bello ritornare bambini. Un abbraccio. Plasmon”.

Forse, con un testo così, gli altri non si sarebbero arrabbiati così tanto.

(Ma non è che si sono messi d’accordo ed è tutta una montatura perché sanno che ci piace il gossip? ☺ Quando entra in scena Kellogg’s? Intanto noi abbiamo tutto il weekend per spettegolare! Via!)

.stress da auto

Dopo anni into the wild, barba lunga e vita con la natura, un uomo torna nel mondo: dopo lupi e cerbiatti solo un’auto da ottantamila euro poteva svegliarlo di colpo dal suo torpore sociale. Una giovane coppia angosciata dall’idea di fare un bambino, compra un monovolume familiare perché tutto il resto può aspettare, ma l’auto è meglio sceglierla subito da vecchi, insieme alla cabina armadio. Siamo piccoli geni, abbiamo un alto quoziente d’intelligenza, ma quando cresciamo e ci lasciamo guidare dalla nostra vera natura, vogliamo un suv bianco, per poterlo finalmente lavare con il fango in un autolavaggio in centro. Non riusciamo a scappare dalla nostra storia, abbiamo paura di percorrere strade già tracciate e l’angoscia di scoprire nuovi sentieri.
Forse perché dopo aver imparato tutte le regole per non deludere le speranze degli altri, abbiamo davvero solo bisogno di dimenticarle.
(L’ultima non è stata una domenica senz’auto. Sarà per quello che stavo meglio domenica scorsa?)

.unhate, unpost!

Benetton. Ne hanno parlato tutti. Ne parliamo anche noi. Ma stavolta, per la prima volta, lo facciamo a due voci: le due generazioni di dotbetter la pensano in modo un po’ diverso, quindi ci mettiamo a confronto. Voi da che parte state? 😉

I giovani:
Intanto, capo, non minacciare il pubblico. Non vale fare domande faziose per cercare consensi! 😉
Esco dal giudizio mi piace o meno, successo o insuccesso: è impossibile non vederla, quindi l’obiettivo di Benetton è raggiunto. Ma soprattutto è quasi impossibile non sentire la necessità di farsi un’idea, per quanto neutra o impegnata essa sia, quindi riconosco la extra-ordinarietà del tema.
E questo è il punto: essere fuori dagli schemi più classici non è né fastidioso (né, a dir la verità, particolarmente interessante). E questo credo che possa essere vero per me, e forse per tutta una generazione più giovane, per la quale i miti sono altri, il potere costituito è più costituito che potere (o meglio è potere perchè è costituito), e la trasgressione non è più trasgressiva.
Solo un ultimo (drammatico) punto: settimana scorsa sono stata in un negozio Benetton, e oggi sono costretta a chiedermi…ma tutta questa trasgressione, questa voglia di rompere le convenzioni, questa esplosione di amore nel mondo…perchè l’hanno nascosta tra il bianco, il nero, il grigio e il classico?

Gli esperti:
Mah…potrei metterla sul ridere…tra il papa e gli altri…oppure tentare analisi di alto profilo…ma su tutte, quello che mi viene addosso è soprattutto un senso di già visto e di fuori dal tempo…e tutto, maglioncini compresi, rischia di diventare un po’ eighties…che per me va anche bene…ma loro?

.il futuro comincia domenica

Siamo stati a STAZIONE FUTURO a Torino.
Forse davvero non è il caso di chiamarla mostra, perché è una fotografia di quello che potremmo essere tra qualche anno. Come saremo, quanti saremo, come mangeremo, come ci sposteremo, con i corpi e con le idee.
Bello, interessante e, forse l’aspetto più importante, molto ottimista.
Che si possa davvero pensare che da noi, come individui e come paese, passi un pezzo del futuro del mondo?
Beh. Da non perdere.
A proposito. Stazione Futuro chiude domenica (andateci!), poi il futuro è lì tutto per chi se lo prende 🙂

.il post del venerdì (*****L)

Ci sono tutte le cose che servono, molti insight sulla marca e pochi luoghi comuni sulla categoria. Aggiungiamoci una produzione light e un impatto salva investimenti.
Insomma, questa campagna non ha i buchi. E non fa neanche cucù. Buon weekend 🙂

.[GUEST POST] – dalla generazione giovani di dotbetter ;-)

Nell’anno in cui sono nata io Apple aveva già inventato la personalizzazione (sì, lo so, il concetto è già leggermente invecchiato, ma vi giuro che era il tormentone dell’anno in cui io ho iniziato a lavorare in un’agenzia di pubblicità: il 2006).
Per non parlare dello “user generated content”. Che nel (mio) mondo pubblicitese significa “prendi il consumatore e fagli fare qualcosa”. Già meno fuori moda. Ma comunque è una teoria un po’ consunta e mal_utilizzata, che se mal_interpretata rischia di essere un vero sfacelo! Per coinvolgere bisogna avere qualcosa di coinvolgente da dire! E poi…raccontare storie è una cosa così bella che non abbiamo mai smesso di farla dai dinosauri in poi. Vorremo mica farlo adesso!?
E allora concludo: non è che è ora di provare davvero ad inventare qualcosa di nuovo?
Tra un po’, e stavolta un po’ poco, ci proviamo davvero! 😉

.è già online da tre giorni!

Vi ricordate quando Ridley Scott e Kevin Macdonald ci hanno dato un giorno di tempo per audio-video-raccontare proprio quel giorno? Adesso, dopo un po’ di mesi di regia, montaggio, festival, cinema e premi, il film è (tornato) online!
E allora, dopo tanto “user generated content” (più o meno di qualità), eccola qui la nuova novità: Ridley Scott presenta…la prima co-produzione persone-Hollywood! Davvero bella! Da vedere…magari stasera in “tv”! 😉

.le canne di Cannes

Qui (link) una bella carrellata di stampe e creatività interessanti (guardatela! È davvero bella!). Premiata l’idea. Reagito con piacere e stupore. Visto. Bene. Fatto.
Però adesso mi chiedo (e chiedo soprattutto a chi questo lavoro lo subisce, non lo fa): passata la sorpresa, cosa resta? O meglio, passata la sorpresa, davvero queste marche vi hanno dato quello che cercavate? Non ci vuole un’esperienza più impegnativa anche per voi perché una marca vi conquisti davvero? E per ‘conquistare’ non intendo che come dei pazzi state già correndo al super a comprarla, ma che quantomeno se la incontrerete ve ne ricorderete. Forse la vorrete provare almeno una volta. Forse vi piacerà, forse no. Insomma, il ruolo della comunicazione può davvero essere solo quello di una bella vetrina per le marche famose, per certi versi un po’ subliminale e autoriferita?!

.il post del venerdì (alleniamoci al relax)

Se anche per voi è vero che dobbiamo velocemente imparare a fermarci perché il mondo corre troppo, provate a fare a meno per due minuti del vostro “mi piace”.
buon weekend 🙂 click qui!