.unhate, unpost!

Benetton. Ne hanno parlato tutti. Ne parliamo anche noi. Ma stavolta, per la prima volta, lo facciamo a due voci: le due generazioni di dotbetter la pensano in modo un po’ diverso, quindi ci mettiamo a confronto. Voi da che parte state? 😉

I giovani:
Intanto, capo, non minacciare il pubblico. Non vale fare domande faziose per cercare consensi! 😉
Esco dal giudizio mi piace o meno, successo o insuccesso: è impossibile non vederla, quindi l’obiettivo di Benetton è raggiunto. Ma soprattutto è quasi impossibile non sentire la necessità di farsi un’idea, per quanto neutra o impegnata essa sia, quindi riconosco la extra-ordinarietà del tema.
E questo è il punto: essere fuori dagli schemi più classici non è né fastidioso (né, a dir la verità, particolarmente interessante). E questo credo che possa essere vero per me, e forse per tutta una generazione più giovane, per la quale i miti sono altri, il potere costituito è più costituito che potere (o meglio è potere perchè è costituito), e la trasgressione non è più trasgressiva.
Solo un ultimo (drammatico) punto: settimana scorsa sono stata in un negozio Benetton, e oggi sono costretta a chiedermi…ma tutta questa trasgressione, questa voglia di rompere le convenzioni, questa esplosione di amore nel mondo…perchè l’hanno nascosta tra il bianco, il nero, il grigio e il classico?

Gli esperti:
Mah…potrei metterla sul ridere…tra il papa e gli altri…oppure tentare analisi di alto profilo…ma su tutte, quello che mi viene addosso è soprattutto un senso di già visto e di fuori dal tempo…e tutto, maglioncini compresi, rischia di diventare un po’ eighties…che per me va anche bene…ma loro?